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IL PRIMITIVISMO DI ZERZAN per rileggere i tempi che viviamo

Proponiamo oltre alle letture dei libri di Jhon Zerzan, questo estratto sull’agricoltura convinti che un nuovo abitare non possa che ripartire da una analisi e rilettura profonde della società in cui viviamo:

AGRICOLTURA

di John Zerzan

tratto da Terra Selvaggia #5 (aprile 2001)


L’agricoltura, fondamento indispensabile della civilizzazione, fa la sua comparsa originaria una volta emersi tempo, linguaggio, numero e arte. Alienazione che si materializza, l’agricoltura è il trionfo del distacco e della definitiva separazione tra cultura, natura ed esseri umani.

L’agricoltura è la nascita della produzione, nella sua caratteristica essenziale di deformazione della vita e della coscienza. La terra stessa diventa lo strumento di produzione e le specie viventi del pianeta i suoi oggetti. Selvatiche o addomesticate, erbacce o colture esprimono quella dualità che storpia l’anima del nostro essere, introducendo, relativamente in fretta, il dispotismo, la guerra e l’impoverimento della civiltà avanzata su quell’unione con la natura che caratterizzò l’era precedente. La marcia forzata della civilizzazione, che Adorno riconobbe nella “ipotesi di una catastrofe irrazionale all’inizio della storia”, che Freud considerò come “qualcosa di imposto a una maggioranza renitente”, in cui Stanley Diamond ritrovò soltanto “coscritti, non volontari”, fu dettata dall’agricoltura. Mircea Eliade valutò giustamente che il suo avvento “provocò sconvolgimenti e collassi spirituali” di cui la mentalità moderna non può neanche immaginare la portata.

“Livellare, standardizzare il paesaggio umano, cancellarne le irregolarità e bandire le sue sorprese”, queste parole di E.M. Cioran si applicano perfettamente alla logica dell’agricoltura, incarnazione e generatrice di un’esistenza divisa, termine della vita come attività principalmente sensuale. Fin dal suo inizio l’artificialità e il lavoro sono aumentati costantemente e li conosciamo come cultura: addomesticando piante e animali l’uomo necessariamente addomesticò sé stesso.

Il tempo storico, come l’agricoltura, non è insito nella realtà sociale ma è un’imposizione su di essa. La dimensione del tempo, o storia, è funzionale alla repressione, basata sulla produzione o agricoltura. Nella sua immediatezza e spontaneità, la vita dei cacciatori-raccoglitori era contraria al tempo, mentre quella dei coltivatori genera un senso del tempo con la rigidità dei suoi continui impegni e la sua ordinata routine. Non appena l’apertura e la varietà della vita del Paleolitico lasciarono il posto alla letterale chiusura dell’agricoltura, il tempo prese il potere e finì per assumere il carattere di uno spazio chiuso. I punti di riferimento formalizzati del tempo – le cerimonie con date prefissate, il dare un nome ai giorni, ecc. – sono cruciali per l’ordinamento del mondo della produzione: come una tabella produttiva, il calendario è complementare alla civilizzazione. Al contrario, non solo la società industriale sarebbe impossibile senza orari, ma la fine dell’agricoltura (base di tutta la produzione) significherebbe la fine del tempo storico.

La rappresentazione inizia con il linguaggio, strumento per imbrigliare il desiderio. Sostituendo le immagini autonome con simboli verbali, la vita viene ridotta e sottomessa a un rigido controllo; tutta l’esperienza diretta, non mediata, viene sussunta in quel modo supremo di espressione simbolica che è il linguaggio. Il linguaggio frammenta e organizza la realtà, come dice Benjamin Whorf, e questa segmentazione della natura, che è un aspetto della grammatica, prepara il terreno all’agricoltura. Julian Jaynes, infatti, arriva alla conclusione che la nuova mentalità linguistica ha portato direttamente all’agricoltura. Senza dubbio, la cristallizzazione del linguaggio nella scrittura, imposta soprattutto dalla necessità di tenere il conto delle transazioni agrarie, è il segnale che la civilizzazione è iniziata. Continua a leggere

Introdotto il divieto di fumare sigarette a Libera Polis

Anche negli spazi aperti, in osservanza dello statuto associativo art. 3 commi “d” ed “e”.

Questa misura non vuole essere esclusiva o un attacco ai fumatori, ma bensi un atto di coerenza con noi stessi ed una necessità di proteggerci da quella parte di fumatori che senza ripetto gettano in terra sigarette inqunando anche esteticamente il terreno sotto la nostra custodia.

Non ci cnsideriamo cmq rigidi ed estremisti. Il fumo sacrale di varie sostanze ed erbe compreso il tabacco se autoprodotto con metodi naturali può assolutamente essere utilizzato all’interno di momenti rituali e ben definiti.

Le stime ufficiali dicono che ogni anni muoiono in Italia circa 83.000 persone da fumo attivo e passivo… come mai la ministra della salute non o vieta, come ha imposto i vaccini per 23 morti di morbillo?

LiberaPolis alla festa dell’olio nuovo 2017

Dopo essere stati tra i primi partecipanti di questa bella festa e dopo aver partecipato per anni come produttori di olio ed artigianato in legno di ulivo ora da un paio di anni siamo presenti con le ceramiche di artigianato artistico dei bambini del progetto “Nati Liberi”  che hanno occasione di confrontarsi con il pubblico di questa bella festa nel cuore di cerveteri inella bellissima piazza S. Maria. Vi aspettiamo numerosi sabato 2 pomeriggio e domenica 3 dicembre. Segue locandina con programma e fotografie dello stand della precedente edizione. Quest’anno tra i relatori ufficiali ci sarà anche il nostro storico socio onorario e insegnante di potatura,( v. corsi già in programma a marzo 2018) dott. forestale Carlo Mascioli… ci vediamo in piazza!